Tra qualche giorno ci sarà il tuo pensionamento. Ti conosco da molti anni.

Pensa che l’anno del tuo insediamento, mio figlio andava all’ultimo anno della scuola materna. Oggi ha 22 anni.

Chiamato a sostituire il vecchio dirigente a sua volta in vista di pensione. La vita è una ruota!

Dritto come i pali che fungono da tutori accostati ai giovani olivi piantati. Solo che tu il tutore lo avevi all’interno.

Alla postura rigida si aggiungeva un continuo toccarsi l’inguine, toccarsi la testa…l’altra.

Piccoli gesti di auto-gratificazione per equilibrare la paura e in seguito il disagio con cui affrontavi qualsiasi subalterno, ma una su tutte , quella di affrontare le colleghe donne.

Un bel cambio quindi rispetto al predecessore. Un uomo simpatico, dotato più che di una intelligenza come la conosciamo, una intelligenza emotiva, che lo trasformava in un empatico funzionale. Certo non era perfetto e chi lo è soprattutto nell’ambito lavorativo. Lodava comunque chi lavorava efficacemente, ripetendo che non era utile un dipendente che entrava alle sette di mattina, passando le sue ore immobile alla sua scrivania con una performance pari a quella di un muggine spiaggiato, decisamente preferiva il lavoratore che pur ritardatario era rapido ed efficace nel lavoro.

Scanzonato nella postura , fluido nell’applicazione delle regole, ma esplosivo nella reprimenda e buon oratore!

Arrivasti una mattina per lo scambio di consegne. Entrambi avevate le posture di due giocatori appartenenti a due squadre avversarie. Ma sbagliavo la squadra era la solita come il gioco del resto.

Era il gioco dell’esercizio di potere: quello esercitato a “talpare ali” nei confronti di chi ne ha meno e l’asservirsi, l’annullarsi di fronte a chi ne ha di più!

Una volta avevo visto il vecchio dirigente farsi umiliare da un direttore. All’inizio avevo pensato che la sua postura ristretta un po’ curva, con la testa incassata tra le spalle fosse la reazione al vento forte che scompigliava capelli e cappotti. La sua postura rimase tale per tutto il tempo del colloquio con il superiore anche all’interno dell’elegante ufficio…io e un collega eravamo relegati nella sala d’aspetto…con un cenno inconfondibile eravamo stati invitati a stare in distanza, fuori dalle palle insomma!.

Affascinante il non verbale del superiore e quella dello schiacciato, intimorito!

Dunque ti insediasti nell’ufficio dirigenziale. L’unica cosa che cambiò fu il fatto che tenevi sempre la porta chiusa. Niente di personalizzante venne a modificare la coreografia della stanza, se si eccettuano le scatole del vecchio occupante che rimasero lì fino al cambio di sede.

Per quanto detto: lo schieramento era dunque questo, da un lato tu rigido, algido, impaurito misogino, dall’altro i colleghi, con particolare riottosità nei confronti delle subalterne.

Non sono una persona facile, lo dico senza piacere, reagisco all’autorità come un cane addestrato alla guardia, non abbaio, non muovo la coda, semplicemente osservo, posta fronte all’altro, sguardo dritto , corpo eretto, spalle larghe , un professionista mi catalogherebbe come una EVITANTE CONTRO -DIPENDENTE.

Se devo dire la verità questo processo fu agevolato dal fatto che oltre ad essere donna, subalterna, fossi pure multi puerpera. Così se ero ritenuta inaffidabile già per genere, la mia ostinata indole procreativa, contrattualmente agevolata, costituivano insieme una di quelle poco invidiabili posizioni che ci rendeva nemici senza bisogno di presentarci l’uno all’altra.

Raggiungemmo un invidiabile equilibrio, tu non vedevi me, io non vedevo te, .

Durante le rare riunioni che indicevi per obbligo contrattuale, talvolta distrattamente il tuo sguardo incrociava il mio e te ne ritraeve con un moto buffo, simile a quello della mia secondogenita di 3 anni che un pomeriggio, affacciata alla culla, presa da una lunga osservazione della sorella neonata, trasalì nel vederla muovere (pensava fosse una bambola).

Immagino che concentrato nei tuoi obiettivi carrieristi vedessi me e non solo , come uno di quei mobili dagli angoli aguzzi di cui ci si accorge tutte le volte che nel prender male le misure passando lo “incocciamo” a danno delle creste iliache, o i femori.

Nervoso, poco educato ma soprattutto meteoropatico, probabilmente dedito a qualche psicofarmaco, peraltro assunto senza costanza e comunque intossicato a livello epatico, a giudicare dalla copiosa desquamazione del derma e dalle secrezioni acide che diffondevi nell’ aere, forse era questo il motivo del tuo ostinarti a restare chiuso nel tuo ufficio oltre a non riuscire a segnalare in altro modo la tua autorità.

Non ci siamo mai piaciuti. Ma c’è sempre un terreno a cui mondi lontani possono in qualche modo accedere.

Negli anni abbiam messo su un simpatico teatrino che ci vedeva complici a scambiar battute ai danni della “qualunque”. Momenti ludici taglienti a volte anche intelligenti e arguti che si accendevano e spengevano come rapide meteore. Dimostrando almeno antropologicamente che in quei momenti appartenevamo allo stesso gruppo zoologico!