Quando ero nell’età dell’adolescenza quella del “schifo tutto e tutti”, uno dei miei sport preferiti era scontrarmi con mio padre. Lui il Direttore, come lo canzonavo cattiva.

Nella vita si era speso nel lavoro. Aveva investito tutto su di esso e negli anni appunto dei miei 15/16 anni era diventato Direttore di vari esercizi prestigiosi della città tra cui un grand hotel .

Partendo da ragazzino come lavapiatti, era diventato barman, capo non so cosa e su su… fino a vice del vice, e alla fine come nella trama di Cenerentola che dopo tanti patimenti e umiliazioni sposa il principe, aveva fatto carriera. Comprendo che questo percorso abbia necessitato sforzi e sacrifici, determinazione. Quello che non ho mai compreso è invece come per una reazione chimica interna a mio avviso disfunzionale, questa “gavetta” lo avesse portato ad avere una sorta di snobismo nei confronti dei suoi subalterni. Per carità, educato, civile, a suo dire comprensivo ma con quel retrogusto per me vergognoso di chi sente sinceramente di non aver niente da spartire, niente che lo accomuni agli operai, ai camerieri, insomma a tutti coloro che oggi in quanto suoi subalterni, vestivano gli stessi panni e competenze da cui era venuto lui. Nessuna empatia. Un algido dirigente tutto d’un pezzo.

Così arrivo al motivo dei litigi.

Il momento della reunion familiare era a tavola durante la cena. Spazio e tempo ideali per le domande inquisitorie genitoriali a cui rispondere evasivamente non era concesso. Talvolta ero arrabbiata col professore, con il docente, il preside, e comunque con qualche potentato incompetente . Mio padre ovviamente prendeva le parte di questi ultimi. Se prendevo parte a qualche manifestazione mi accusava di perder tempo in facezie di scarso rilievo accomunandomi con una mandria di nulla fecenti o barboni non meglio identificati. Così io gli esprimevo il mio pensiero . Una sola frase in grado di fargli perdere le staffe.

“Caro babbo, non prender troppo le distanze dai barboni, nulla facenti, disoccupati che tra te e loro c’è un confine estremamente labile: un contratto lavorativo!”

Oggi che mio padre non c’è più e io sono diventata una signora di una certa… respiro nell’aria intorno a me la stessa chimica strafottente nei confronti di chi sul prato della Giunta Regione Toscana lotta per diritti che a mio avviso non riguardano solo questo manipolo di eroi, ma noi tutti!

Mi viene così dopo tanti anni di ripetere come se fosse un mantra la stessa frase: “La differenza sta solo in un contratto!”