Tardiamo ancora a vedere il nostro corpo come una stratificazione emozionale, psichica oltre che fisica. Sculture cellulari che delineano insieme la coreografia apparente del nostro corpo, della nostra struttura fisica. Malesseri, squilibri di varia intensità parlano proprio di queste stratificazioni che chiedono solo di essere viste e ascoltate. Quando, stanchi e delusi da una medicina parcellizzante che offre metodi tampone per risolvere un distrubo, ci rivolgiamo al naturopata, all’omeopata, all’agopuntore, implicitamente chiediamo di essere visti appunto in tutta la nostra interezza e complessità , nella nostra unicità storica.

IL CORPO

In occasione di un breve scambio di battute con un’amica e collega, dopo aver riportato la mia esperienza fortemente fisica, che mi ha portata a non gradire più alcuni alimenti , questa mi ha sorpresa con un:

“Tu sei in ascolto del tuo corpo. Molto. Questo vuol dire che ti vuoi bene!”.

Sì mi sono sorpresa, perchè tutti noi siamo diventati piuttosto attenti al nostro benessere, alla salute nostra e dei nostri affetti . Questo è segnale di una sensibilità ed una capacità di ascolto profonde…

Ognuno di noi attraverso percorsi benessere, alimentazione biologica, tisane detox, rimedi naturali non fa altro che prendersi cura di sè!

I Corsi di pilates, yoga. Le Diete basiche, le vacanze relax , le fughe dallo stress alle spa, sono la prova del totale ascolto delle istanze del proprio corpo!

Siamo più evoluti, più tecnologici, facciamo sport tutte le mattine o almeno tre volte alla settimana.

Siamo una parte fortunata di umanità che può permettersi di dare priorità al proprio benessere! Possiamo quindi affermare che abbiamo fatto nostro il messaggio mens sana in corpore sano…

…O forse no?

Forse stiamo dando nomi diversi alla solita manovra consumistica e modaiola, perchè nei fatti non sappiamo cosa stiamo facendo e soprattutto perchè? Di fatto ci affidiamo a professionisti del benessere che paghiamo per farci sentire bene.

Quello che dovrebbe essere un istinto a cui accediamo in automatico è divenuto “obiettivo del percorso di zumba”!

Siamo ancora lontani alla nostra parte selvaggia.

L’ istinto di mera sopravvivenza che antepone il proprio benessere a tutto ciò che lo circonda, è divenuto argomentazione di simposi e noiosi temi di convegnistica pubblica e privata.

Così ho cominciato a guadarmi intorno e ho scoperto che le persone non solo non conoscono la mappa del proprio corpo, non solo non sanno dove si trovano (fortuna abbiamo inventato il GPS), ma non conoscono neanche le caratteristiche e le peculiarità del proprio corpo.

Analfabeti delle emozioni da tempo immemore, l’uomo del 2017 ha conquistato anche lo stadio di analfabetismo sensoriale. Quello sposato a ritmi e dogmi che vengono dettati dall’ambiente esterno e non da quello suo interiore. Quello che non prevede mediazione, sconti di pena.

Insomma la nostra attenzione estetico-salutistico è solo un altro clichè, un altro valore prescritto come un farmaco dal medico di fiducia e come tale assunto senza neanche consultarne il bugiardino correlato.

Nella mia esperienza: prima ancora di provare una esperienza di malessere, osservo e “assaggio” e annuso il mio corpo, questo mi rende edotta alle sue variazioni. Bolle, odori più o meno acuti , occhi e bocca più o meno umidi, presenza di capillari, colore della epidermide, tonificazione di parti del corpo, qualità del respiro, del ritmo del passo/movimento, nonchè eventuale dolorabilità, calore, sensazioni gustative e tattili…e potrei continuare!

Completamente deresponsabilizzati dall’onere di mantenerci sani, in quanto questo avviene solo tramite interventi esterni da noi, decisi da altri (dal medico) attraverso esami diagnostici (tac, rx, eco, risonanze, analisi sangue, visite di controllo), mezzi peraltro assolutamente importanti ma non bastanti da soli ad assicurarci il benessere.

Abbiamo smesso di presidiare il pannello di controllo del nostro mezzo corporeo. Le spie che si accendono sono destinate a restare inascoltate. Lasceremo bruciare i fusibili, tanto i protocolli medici ci terranno al caldo ovattato della deresponsabilizzazione. Potremo assumere alcolici, droghe, grassi e zuccheri: insomma alimenti tossici fino alla prossima tornata di analisi.

Nessuno va dal medico riferendo un sogno ricorrente. Una musica che induce ad uno stato d’animo. Nessuno va dal medico se un giorno la sensazione dell’acqua fredda sulla pelle diventa insostenibile, tutt’al più abusa dell’acqua calda. Nessuno chiede al medico com’è che in una certa zona sembra essere concentrata una sensazione di prurito senza alcun ulteriore segno sulla pelle. Nessuno si fa analisi perchè improvvisamente un cibo lo disgusta o lo attira eccezionalmente, o perchè la qualità del proprio pensiero è poco lucido.

Abbiamo smesso di osservare i nostri cari, i nostri figli, le occhiaie scure sotto i loro occhi, le smagliature, le lunette delle unghie . Il minore o maggiore quuantitativo di sudore, non risuona, non desta attenzione. La luce dell’iride, la qualità dell’etimo a noi non dice più niente. Non aggiorniamo il medico sullo stato del naso o della sclera percorsi da capillari improvvisamente vistosi.

Segni, segnali, manchiamo di cultura del segnale, che non deve essere affrontata col cieco senso allarmistico: oddio muoio!. Ma deve essere accolto come la modalità con cui il nostro corpo comunica, indicandoci una variazione di equilibrio ,che richiede la nostra attenzione, che ha la funzione anche solo di farci fermare per guardarci intorno e comprendere se stiamo andando nella giusta direzione.

Ecco perchè gli adolescenti, soffrono sempre di più di attacchi di panico. L’istinto animale inascoltato mette in moto tutti i segnali “da paura dell’orso” per richiamare l’attenzione di chi sta andando fuori rotta, in termini di equilibrio e ritmi sostenibili.

Così quando la mia amica mi ha colpita con la sua benevola affermazione, ho pensato: “Oddio forse ciò che per me è ovvio per qualcun altro non lo è.

Forse vale la pena fare ordine e provare ad aiutare chi ha perso la bella abitudine di osservarsi allo specchio, prima a certa distanza, poi da vicino molto vicino. E’ il nostro corpo e già questo dovrebbe essere motivo di orgoglio, è un mezzo, una protezione, ospita un intero sofisticatissimo sistema atto a mantenerci in vita! Toccatelo, ammiratelo, studiatelo con l’occhio dell’innamorato che guarda l’oggetto dei propri desideri. Perchè non ci si cura e quindi ci si ama mai abbastanza!!!

LA DIETA COME EFFICACE STRUMENTO DI PREVENZIONE DELLE MALATTIE

 

L’ introduzione di una  dieta “ragionata” è il primo strumento di reale prevenzione delle malattie.

Ha solo tre criticità:

Prima di tutto ha un costo sostenibile,

La seconda è  facilmente realizzabile,

La terza è che può sostituire alcuni farmaci.

Senza addentrarci in aspetti specifici, sappiamo che l’organo fondamentale che svolge il lavoro detossicante del nostro corpo, di espulsione di quelle sostanze ostili (cancerogene) che le nostre cellule a loro volta espellono è il fegato.

Un organo di circa un chilo che si fregia di altre funzioni oltre quella di liberarci appunto da tutti le sostanze inquinanti che introduciamo nel nostro corpo anche semplicemente respirando (smog, radiazioni ), o che ingeriamo con il cibo (additivi, pesticidi), o spesso sotto forma di farmaci e medicamenti che da una parte hanno la funzione di aiutare a liberarci  da alcuni “sintomi” ma dall’altra vanno ad assommarsi agli altri agenti tossici che il fegato deve processare per poi depurare il corpo.

Le diverse tipologie di cottura (uso di grassi saturi) e di conservazione a cui sottoponiamo i cibi, costituiscono motivo di ulteriore carico dell’organo emuntore  di cui sopra.   Le aziende alimentari, fanno uso di migliaia di additivi, per rendere gradevoli ai nostri sensi, soprattutto alla nostra vista i prodotti : colorandoli, sbiancandoli, per conservarli, mantenerli morbidi o duri, inodori a seconda del prodotto che devono immettere sui mercati. Tantissime sostanze utilizzate hanno ovviamente la capacità di rallentare la ossidazione, la decomposizione e putrefazione. Introduciamo nel nostro corpo cibi così artefatti, zeppi di agenti chimici, che gli effetti sono sempre più visibili addirittura nei cadaveri sepolti da tempo in cui tarda ad innescarsi il naturale processo di decomposizione. Il nostro fegato è quindi chiamato ad affrontare un quantitativo sempre più importante di tossine, se  a queste aggiungiamo alcolici, fumo, e altre sostanze, non possiamo stupirci se la grande macchina perfetta, che è il nostro corpo, dotatato per esempio di enzimi , fattori di crescita, prostaglandine ( componenti delle membrane cellulari) in grado di sostenerci in  numerosi processi vitali fondamentali, talvolta risulta inadeguato allo sforzo richiesto!

 

Su di me:

Ho iniziato ad esplorare il mio corpo, con la stessa modalità di chi si prepara ad un viaggio. La stesura di un itinerario presunto  e carico aspettative che ha coinciso con la mia decisione di iniziare un nuovo percorso di studi, quello di naturopatia, è stato sbaragliato mano a mano che mi addentravo nel territorio meta del viaggio: l’approccio olistico dell’uomo e della salute.

E’ stata un’ esperienza che ha posto le basi di un percorso di vita che non è mai finito, un percorso in continuo divenire: coerentemente con quello dell’universo di cui siamo parte!  Mano a mano che ho iniziato ad apprendere ed integrare nuove conoscenze queste hanno letteralmente spazzato via quelle che per me fino ad allora erano delle certezze.

Questo è solo il preambolo per introdurre l’approccio alla Medicina Tradizionale Cinese (MTC) che ha avuto il pregio, nella mia esperienza, di completare  e rendere fruibile la percezione dell’uomo come microcosmo parte speculare del macrocosmo.

Quando ho iniziato ad approcciarmi alla MTC, mi sono resa conto da subito che mi avvicinavo ad una filosofia davvero innovativa rispetto a quella che conoscevo e che mi era stata insegnata.

L’occidente post Ippocratico, ha sempre avuto nei confronti dell’universo e dell’ uomo, una visione parcellizzata, a comparti stagni.

Questo tipo di visione, nel mondo asiatico, si è mantenuto stabile nel corso del tempo. Inalterato nonostante le scoperte del IXX secolo che hanno gettato le basi della medicina moderna dell’occidente, ormai accettata e codificata in tutto il mondo. Vero e proprio esempio di resilienza che  si è diffuso e integrato nella pratica medica di quei medici occidentali che hanno compreso esperienzialmente come il sistema UOMO sia legato alle regole della natura a cui appartiene.

Questa diversa percezione si è maturata nell’antichità, partendo dai primi uomini a cui nell’antichità era demandato lo studio dei fenomeni naturali -i cosiddetti fangshi, “uomini delle ricette, delle tecniche, gli specialisti ”a seconda delle traduzioni -, appellativo col quale si indicavano gli studiosi della matematica, della geomanzia, dell’astrologia e della medicina: questi primi pensatori nella loro ricerca del “metodo maestro “( traduzione letterale appunto della parola fangshi) formularono la nozione di qi (per noi il soffio o l’ energia), unità energetica in perpetuo movimento e trasformazione che anima e costituisce l’universo e tutti gli esseri viventi, superando così la dicotomia materia/energia.

Questa intuizione filosofica (concepita circa  nel 91 a.C.) è stata molto tempo dopo convalidata in occidente da Albert Einstein con la sua teoria della relatività, che stabilisce l’equivalenza tra materia ed energia. Anche noi, infatti, abbiamo accettato quella che per i cinesi antichi era una verità intuita, cioè che tutto è energia e tutto ciò che avviene nell’universo, come nell’uomo, dipende dalle modificazioni di tale energia. Il nocciolo della visione della cultura cinese è l’aspetto analogico con cui gli studiosi hanno potuto enunciare appunto le loro verità deduttive. Mentre in occidente abbiamo sempre proceduto con i “piedi di piombo” della verità sperimentata, induttiva.

Certo per una cultura che da sempre scrive utilizzando “ideogrammi”, il metodo di studio analogico appare inevitabile, infatti l’ideogramma  qi è composto, in basso, un chicco di riso che germoglia indicando che l’energia è fatta da una parte più materiale, legata alla terra e all’alimentazione; in alto, il vapore che sale richiama invece qualcosa di più impalpabile, di non manifesto.

Gli antichi studiosi constatarono come il qi, di fatto sia  in perpetuo movimento, si trasformi e si alterni, dando vita a fenomeni quali il giorno e la notte, l’ombra e il sole, il caldo e il freddo: a partire dal rapporto di complementarietà, riscontrato nei fenomeni naturali, essi stabilirono quindi le nozioni di yin e di yang e quindi studiarono i cicli che guidano i movimenti e i cambiamenti (cicli circadiani, stagionali, cicli della vita dell’uomo che danno vita a fasi specifiche di nascita, crescita, maturità, declino e morte). Queste prime osservazioni diedero luogo alla teoria di base della cultura cinese, detta Yin/yang e Cinque fasi o movimenti.

Conosciamo anche solo per sentito dire le parole yin e yang. Il primo Yin:  il principio negativo, il freddo, la luna, il femminile, il nero. Il secondo Yang, il principio positivo, il caldo, il sole, il maschile, il bianco. Si crede che questo concetto sia nato nell’osservare la successione della notte e del giorno,  di come uno sia connesso all’altro. L’osservazione di come nell’alba, il giorno in qualche modo sfumi il buio della notte e come il giorno si intrecci nel gioco di ombre della notte, durante il tramonto: non esiste un confine un distinguo netto. Ancora nell’osservazione del fuoco, dei colori e di come il calore sia più accentuato verso l’alto, mentre in basso, nel cuore della fiamma, sia meno intenso: anche nel fuoco non esiste un confine freddo. Questo ha portato comunque alla convinzione  che l’origine dell’uno risieda nell’opposto e viceversa.Concezione peraltro del Taoismo e del Confucianesimo – da qui il simbolo dello yin e dello yang: il Tao-

Secondo la concezione di yin e yang è stato processato in modo duale tutto ciò che appartiene alla nostra esperienza di vita. La loro applicazione a fenomeni ciclici, come le stagioni, ha portato alla formulazione della teoria dei Cinque movimenti che ha consentito uno studio più approfondito della realtà.

I Cinque movimenti sono tappe del ciclo di crescita e decrescita dello yin/yang, e per questo rappresentano anch’essi dei criteri di classificazione del mondo reale. La classificazione dei fenomeni all’interno di queste cinque categorie avviene secondo criteri analogici tra i fenomeni stessi e il movimento specifico.

Tali movimenti sono: il Legno, che simboleggia il germogliare delle piante,  l’Est, dove nasce il sole, l’alba e la primavera: tempo della germinazione e, per i cinesi, inizio dell’anno a questo movimento sono abbinate tutte le funzioni che sono in fase di crescita( è lo stato dello yang in crescita e dello yin in diminuzione, del “piccolo yin”); il Fuoco a cui sono associati il Sud:  il punto di massimo calore, l’estate e il mezzogiorno, a esso è abbinata la fase di massima espansione (è lo stato del “grande yang”); la Terra, rappresenta l’equilibrio yin/yang nello spazio e nel tempo: in relazione al primo rappresenta il centro di tutti i movimenti, cioè il centro energetico naturale da cui tutti traggono energia per potersi modificare e trasformare, mentre in relazione al secondo rappresenta il centro dell’anno e il centro della giornata. Il centro dell’anno viene definito quinta stagione, momento di passaggio tra una stagione e l’altra che consente il cambiamento del clima e che è costituito dai diciotto giorni che precedono l’arrivo delle stagioni classiche. Per quanto riguarda la giornata, che i cinesi fanno iniziare alle 3 del mattino, il centro si situa alle 3 del pomeriggio, posizione intermedia tra il mezzogiorno e il tramonto; l’Acqua, che in natura è per lo più fredda e spesso si presenta sotto forma di ghiaccio o neve, è associato il Nord:punto di massimo freddo, insieme all’inverno e alla mezzanotte, ad esso sono abbinate tutte le funzioni che sono nel riposo e nella quiete e stanno per ritornare all’attività ( è lo stato del “grande yin”);  Al Metallo sono correlati l’Ovest: dove il sole tramonta, la fine del giorno (fine dello yang) e l’autunno (fine del periodo yang dell’anno); a esso sono abbinate tutte le funzioni in fase di declino (è lo stato dello yin in crescita e dello yang in diminuzione, del “piccolo yang”).

Risultati immagini per l'autunno è yin o yang

Nel campo medico gli organi, i visceri e le varie strutture o funzioni sono classificati seguendo questa teoria. Tutto questo sistema di corrispondenze simboliche ha come scopo quello di classificare la realtà, di definire il posto dell’uomo nel mondo e di mostrare come tutto sia collegato e inseparabile dall’ordine cosmico a quello naturale, a quello sociale, morale, fisico e spirituale.

Seguendo questa prospettiva tutto il creato, visibile e invisibile, costituisce una grande trama in cui ogni punto è collegato agli altri con una particolare risonanza. Nulla, perciò, avviene in un punto senza che gli altri ne risentano. Ciò condiziona una pratica medica che dalla diagnostica alla terapia ha, come metodo di base, la globalità nell’approccio all’uomo sempre considerato nelle sue coordinate spazio-temporali.

Come lo yin/yang, anche i Cinque movimenti hanno delle modalità di relazione reciproca che, per la loro costanza, sono state enunciate sotto forma di leggi: il ruolo di tali relazioni è importantissimo nella spiegazione della fisiologia dell’energia, dei fenomeni che compongono la realtà, dei suoi squilibri, dei metodi per regolarla e riequilibrarla.

La Medicina Tradizionale Cinese e la filosofia che l’ha generata postula l’uomo come un sistema aperto, unito e quindi influenzato e ancora, dipendente dall’ambiente che lo circonda, dall’universo tutto. L’energia dell’uomo e la sua struttura (microscosmo) riprende quella del macrocosmo di cui è parte integrante. Non solo l’uomo è considerato un tutt’uno. Non esiste separazione tra psiche e soma. Il corpo energetico della medicina cinese si avvicina, dunque, più che al corpo meccanicistico (in cui parliamo di corpo tout court, come si può parlare della scocca di un’auto) della fisica newtoniana, base del pensiero medico-scientifico occidentale, al corpo cibernetico, che costituisce il modello di interpretazione più avanzato della moderna neurofisiologia. Per corpo cibernetico intendiamo un corpo in grado di autoregolarsi con mezzi biologici e chimici. In fisiolofia: la finalità di mantenere il proprio stato di omeostasi, cioè l’equilibrio fisio-chimico nonostante l’ambiente circostante che muta. Aggiungo che ogni corpo è in grado di autoregolarsi, utilizzando le proprie risorse, che sono comunque influenzate dall’ambiente in cui vive “questo corpo”, influenzate dal tipo e dalla qualità degli alimenti con cui lo nutro, a questo aggiungo clima, quindi temperatura, altitudine. Metabolismo. Insomma un sistema cibernetico raggiungerà il proprio scopo in modo diverso, secondo le proprie risorse e proiorità ed economie organiche…

Il pensiero analogico, viene utilizzato da molte correnti di studio, non solo la MTC, ma anche la medicina Ayurvedica e di Ippocratica. L’analogia, considerata come modalità di relazione tra entità o cose diverse tra loro per qualità e quantità.

A proposito di Ippocrate, padre della medicina vorrei spendere due parole: prima che ci discostassimo dalle sue intuizioni, questi parlava di una  «forza curatrice naturale»che ci anima, teorizzando che il nostro corpo sia corredato da una “forza vitale” che per sua natura tende all’equilibrio, a mantenere armonie che se perturbate sarebbero fonte di disturbi, di malattie.  Secondo questa concezione, come per gli antichi medici cinesi: la malattia e la salute sono rispettivamente una risposta deficitaria o adeguata  ad un’aggressione esterna. L’aggressione di per se’ non è responsabile dello stato della malattia perchè il corpo è corredato da un adeguato sistema difensivo. Quindi nella malattia la via della guarigione consisterà nel limitarsi a stimolare questa forza che è appunto innata, non nel sostituirsi ad essa: «la natura è il medico delle malattie […] il medico deve solo seguirne gli insegnamenti» 

I cinesi hanno sempre dato molta importanza, più che alla misura degli effetti e alla ricerca dei nessi causali, all’osservazione e catalogazione delle corrispondenze, fino a ipotizzare una conoscenza fenomenicamente esaustiva della realtà.

Lo strumento dell’analogia consente la trasposizione della conoscenza delle relazioni tra i vari oggetti ed eventi del macrocosmo a quella piccola zona, definita e delimitata di esso, che è l’uomo. Non è un caso che si sia potuta diffondere l’affermazione, peraltro imprecisa, secondo cui i medici cinesi non avrebbero avuto la necessità di effettuare delle dissezioni anatomiche, essendo sufficiente per loro studiare le correlazioni energetiche tra i vari organi, all’interno delle leggi di corrispondenza esistenti tra gli organi stessi e le strutture celesti. Nell’uomo, con le debite proporzioni, avverrebbero fenomeni “come nell’universo”, e le relazioni che regolano la generazione e il reciproco controllo dei soffi interni sarebbero strutturate su leggi di similitudine analoghe a quelle che reggono i grandi movimenti dei soffi a livello cosmico.

Grazie al pensiero analogico si sviluppò anche la nozione di corrispondenza, la quale non esprime altro che un caso particolare di similitudine; la teoria delle corrispondenze trova il suo modello nella teoria dei Cinque movimenti illustrata in precedenza.

A partire dal III secolo a.C., epoca in cui sono stati elaborati i sistemi cosmologici, l’ordine naturale diventa un modello di funzionamento applicabile a ogni campo del sapere: naturale, medico, sociale, politico. Così il corpo umano è considerato come un paese, fatto di montagne, fiumi e mari, palazzi e porte, e in cui, per esempio, i vasi corrispondono alle strade, gli organi ai fienili e ai granai. Questo paese è amministrato da signori e funzionari: “Il cuore ha funzione di Signore, il polmone è Ministro e Cancelliere, il fegato è il Comandante dell’esercito” (Suwen, cap. 8).

Huangdi Neijing

L’antico trattato sulla Medicina Tradizionale Cinese è Lo Huangdi Neijing, La traduzione letterale del titolo del libro è “l’energia interna dell’imperatore Giallo ” tradotto come “Il classico della medicina interna dell’imperatore Giallo”

Il suo personaggio principale, è realmente esistito e viene considerato il progenitore del popolo cinese: il mitico Imperatore Giallo, Huang Di. Elevato alla figura di un Dio, per le sue grandi doti di governo, saggezza e lungimiranza, che ha avuto la capacità riunito varie tribù sotto il suo governo.

La forma odierna del trattato di medicina “Huang Di Neijing”, risale a un’opera di compilazione, fatta da autori ignoti, verso la fine del periodo della storia cinese denominato “degli stati combattenti” postuma al regno di Huang Di.

Il periodo “degli stati combattenti” terminò quando il regno di Qin sconfisse gli altri regni unendo la Cina per la prima volta nella storia sotto il comando della dinastia Han, che perdurò per circa 400 anni. Il primo imperatore della Cina unita (il capostipite della dinastia Han) si diede il titolo di Shi Huang Di prendendo, di fatto, il suo nome da colui che i cinesi Han consideravano il loro progenitore.

Dopo aver iniziato ad unificare amministrativamente il vastissimo regno, Shi Huang Di, avviò un’opera di promozione della letteratura e della cultura Han, con lo scopo di unificare culturalmente e di conseguenza socialmente l’impero appena costituito. Promosse la diffusione di testi graditi e al contempo distrusse quelli che lui considerava inutili o dannosi. Qualche storico ritiene che nell’enorme rogo in cui andarono perduti i testi non conformi vennero distrutti anche i testi di maggior spicco della medicina dei grandi e che lo Huang Di Neijing sia la raccolta comunque valida, anche se non approfondita, della medicina esercitata tra i contadini. Altri ottimisticamente ritengono che dopo l’epurazione vennero utilizzati numerosi studiosi per la copia e la diffusione di quei testi che potevano invece dare lustro all’etnia Han e creare nella popolazione una coscienza collettiva di impronta Han, fra questi ultimi si colloca il “Huang Di Neijing” che fu quindi ristampato in migliaia di copie, diffuso in tutto l’impero e integrato con alcune aggiunte.

È diviso in due tomi (Ogni tomo è, a sua volta, diviso in ottantuno capitoli.):

1. lo Huangdi Neijing Suwen (le “Domande semplici”), abbreviato come Suwen: in cui il Maestro celeste Qi Bo risponde alle domande dell’Imperatore Huangdi. Qi Bo affronta sia la fisiologia (studio dei visceri e dei meridiani o tragitti d’animazione), sia l’eziologia, sia la diagnosi, sia la terapia.;

2.lo Huangdi Neijing Lingshu (Il “Perno spirituale”) abbreviato come Lingshu: in cui si parla della relazione fondamentale dell’uomo con il Cielo, tramite gli Spiriti, si dice cioè che le attività terrene sono sempre basate su influssi celesti. Si potrebbe parlare di un trattato di psicologia cinese, se non fosse che la categoria della Psiche non è presente nel mondo cinese (nel senso che una divisione tra psiche e soma non viene presentata).

La trattazione è dialogica e discorsiva, caratterizzata dal confronto tra il leggendario Huang Di, o Imperatore Giallo e sei dei suoi leggendari ministri imperiali. Il testo, in virtù del suo valore storico-culturale e medico, è comparabile al Corpus Hippocraticum greco, alle opere di Claudio Galeno ed alla trattazione di medicina medievale di ispirazione islamica (Averroè, Avicenna) ed europea.

Nel Lingshu (2) si apprezzano contenuti etici, religiosi e filosofici su cui è basata la condotta medica cinese. Nella concezione antica, la medicina non era altro che una parte della filosofia e della religione, diretta, parallelamente ad esse, alla fusione di uomo e natura con l’intero universo.
I principali tratti distintivi del nucleo spiritualista del testo riguardano i precetti del taoismo, l’equilibrio Yin Yang e la teoria dei 5 elementi.
L’uomo risponde al Cielo e alla Terra e che questo è esplicitato nella sua struttura fisica. “Il Cielo è rotondo, la Terra è quadrata; la testa rotonda e i piedi quadrati sono in accordo con il Cielo e la Terra” .

Secondo la cosmologia antica, il soffio (qi), che costituisce a livello logico l’Uno, emanazione del Tao, si differenzia e si esprime come Due (lo yin e lo yang). I soffi yang, leggeri, eterei, si elevano e formano il Cielo; i soffi yin pesanti, grossolani, si ammassano e danno vita alla Terra. L’unità suprema, Soffio primordiale, passa dal non-manifesto al manifesto tramite il dinamismo yin/yang. Tra Cielo e Terra si apre uno spazio mediano dove vive l’uomo, frutto dell’unità dei loro soffi: è il Tre. Si ha così la triade Cielo/Terra/Uomo, oppure yang/yin/vuoto mediano, dove quest’ultimo è lo spazio in cui lo yin e lo yang sono presenti e si incrociano, permettendo la vita e le sue continue trasformazioni.

L’uomo, procedendo dall’unione delle energie del Cielo e della Terra, si definisce in quanto una delle manifestazioni del soffio dell’universo. Microcosmo a immagine del macrocosmo, partecipa, in quanto terzo elemento, all’opera del Cielo e della Terra ed è in ogni momento costituito e ricostituito dai loro influssi.

Il Tre vive ed esiste in quanto procede e dipende dal Due.

La visione antropologica del pensiero cinese è non solo coerente, ma affascinante, perché afferma la fiducia nell’ordine universale della Vita, fondato sulle costanti interrelazioni e trasformazioni delle parti che lo costituiscono: l’uomo non è separabile dall’universo in cui vive, dal Cielo/Terra che lo costituisce. “L’intervallo Cielo Terra/è come un mantice/si vuota senza stancarsi/in azione vuole soffiare ancora” (Lao Tseu, Tao Te King, Il Libro della Via e della Virtù).

L’intervallo Cielo/Terra, il cosiddetto vuoto mediano in cui vivono gli esseri viventi, è dunque paragonato a un mantice: i soffi vanno e vengono, gli esseri viventi escono alla vita e vi fanno ritorno, rimanendo in vita per tutto il tempo in cui i soffi del Cielo/Terra che li costituiscono restano saldamente intrecciati. La realtà vivente è una: per la filosofia cinese antica tutto vive nell’Uno e tutto ritorna all’Uno.

Vivere è uscire e prendere una forma; morire è lasciare questa forma e fare ritorno all’indifferenziato. Siamo un tutt’uno con l’universo e l’ambiente che ci circonda, nei confronti dei quali esiste un incessante interscambio di energia, di soffi. Dell’universo seguiamo le leggi e la ciclicità dei ritmi. Questo è quanto insegna la medicina cinese, che richiede al medico tale consapevolezza quando si trova al cospetto del suo paziente: per valutare il suo stato di salute, deve saper giudicare il flusso della sua energia a seconda del momento della giornata, della stagione dell’anno, del periodo della sua vita e del luogo in cui si trova, perché esso varia secondo le variazioni cosmiche.

 

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RESTIAMO IN ASCOLTO, APERTI, A QUELLO CHE IL CORPO CI STA SUGGERENDO

Lo sperimentiamo. Prima o poi ce ne accorgiamo tutti. Che so un disturbo, un dolorino improvviso che da fastidioso diventa insopportabile, da piccola uggia si trasforma in dolore lancinante.

Ci fermiamo, il nostro dolore ce lo impone e se facciamo caso, un pensiero si affaccia alla nostra mente e si traduce in uno stato emotivo preciso.

Quando ero piccola soffrivo di torcicollo, che mi colpiva in modo improvviso, potevo alzarmi dal letto la mattina, come stiracchiarmi dopo i compiti, oppure mi sorprendeva mentre passeggiavo con l’amica.

Inutile elencare gli accertamenti a cui mi sono sottoposta in quegli anni. Ovviamente c’era sempre una lordosi, una contrattura muscolare, una ragione fisica che giustificava il dolore, ma non le modalità con cui questo si scatenava. Le indicazioni e  le previsioni  futuribili che mi venivano elencate di conseguenza erano pessime . Si andava da una sostenibile frequentazione di palestre a indicazione sulla qualità del mio letto: materasso ortopedico, cuscino in lana merinos per mentenere stabile e caldo il collo in inverno, a previsioni sulle difficoltà che avrei incontrato con una gravidanza, con il parto.

Sia chiaro la mia schiena negli anni non è magicamente migliorata, ma i dolori sono scomparsi, nonostante la lordosi, la scoliosi e il successivamente schiacciamento di due vertebre, la mia schiena non è un problema.

A proposito in caso ve lo domandiate non ho sostenuto una sola gravidanza e parto naturale, bensì 5. Direi niente male!

Ho sperimentato  che per ogni dolore è utile indagare, ascoltarsi, farsi domande: Com’è che sono arrivata al dolore? Cosa sto provando? Che emozione sale in primo piano. Che tipo di dolore provo? Che tipo di pensieri e sentimenti mi invadono ad ogni fitta dolorosa? cosa sento? Freddo. Caldo?

Il dolore spesso è collegato ad ansia,stress, disagio .

La nostra colonna vertebrale oltre a sostenere il nostro corpo,  sostiene i nostri pesi, sentimenti. Le nostre delusioni, i successi, gli insuccessi, le gioie, le vittorie, e così via.

Non ho più un torcicollo da almeno 30 anni e il motivo non era banale. Nell’arco della mia adolescenza non avevo ancora conquistato la libertà di esprimere i miei NO, la paura di non essere accettata dagli altri mi portava ad assecondarli, asservirmi alla altrui volontà. Non ricordo il processo che mi ha portata ad ascoltare la rabbia (che infiammava i miei muscoli contratti) e a darle voce e azioni. E’ stato uno dei miei primi atti rivoluzionari a che mi hanno permesso di stare bene.

La zona cervicale è costituita da 7 vertebre impegnate a sostenere la testa e permetterne i movimenti. le prime due Atlante ed Epistrofeo sono inseriti uno nell’ altro per permettere la rotazione della testa. Queste due vertebre ci permettono di compiere il moto di assentire e dissentire. Quando la mia mente, le mie emozioni danno l’impulso del sì alla struttura ossea, muscolare, tendinea, tutto si prepara per interpretarlo, ma se intanto esprimo nell’azione o nel verbale l’esatto opposto, questo nel nostro corpo crea un ostacolo all’energia che è già stata rilasciata a livello muscolare ed ha l’effetto di un ostacolo improvviso che si para davanti ad un’auto lanciata a tutta velocità, solo che ad ammaccarsi non saranno lamiere ma le nostre ossa, le nostre articolazioni . Il mio torcicollo esplodeva quando il mio messaggio di diniego veniva azionato e poi bloccato dall’incoerenza del mio verbale. Lasciandomi con il collo esposto in postura di sottomissione.

Stiamo in ascolto e facciamo caso ai nostri e altrui movimenti e posture.

Quando cerchiamo di trattenere o negare un’emozione spiacevole, per difenderci assumiamo la postura chiusa a protezione degli organi. Che nel caso di un pericolo esterno ha senso, ma nel caso di uno stato emozionale tale assetto  disfunzionale. Chiudendo le spalle, metterò in uno stato di tensione i muscoli del trapezio e della zona cervicale. da qui il senso di rigidità e indolenzimento.

La prima vertebra cervicale, come anzi detto, è chiamata Atlante. Atlante personaggio mitologico era raffigurato nell’atto di sostenere sulle spalle il mondo. Non a caso in questa zona è facile avere dolore a seguito di responsabilità, doverismo, preoccupazioni, paure che ci mettono a dura prova, e lo sforzo è tale da dare un messaggio muscolare di tensione provocato dal peso della responsabilità del nostro mondo. La testa bassa, in avanti, lo sguardo verso il petto la mente invasa dal proprio dialogo interiore che non lascia spazio ad altro. Il controllo delle proprie emozioni, e la spiccata tendenza di farsi carico delle problematiche altrui sono all’origine dei dolori cervicali.

Prima prendiamo atto di questi meccanismi e minori saranno le conseguenze fisiche. Riuscire ad integrare le proprie emozioni invece di mascherarle o trattenerle è già di per sè un forte aiuto.

Il nostro corpo reagisce mettendosi in moto una serie di organi e funzioni. siamo chimica e il traffico di impulsi nervosi generati raccolgono forze, energie che guidano in battaglia con l’intento di ripristinare l’equilibrio perturbato. Ma il continuo mettere in atto le stesse battaglie magari ad esempio con l’incremento di secrezioni biliari causata dalla emozione più inflazionata alle nostre latitudini sociali LA RABBIA , può danneggiare fegato, cistifellea, generare reflusso gastrico. Cefalea. Insonnia. Queste secrezioni che hanno la funzione di facilitare l’assorbimento, mediante la riduzione di macromolecole, dei nutrienti, chiamato in causa dal messaggio di “qualcosa di indigesto che va ridotto”, non trova niente se non i propri tessuti…

Le emozioni inducono messaggi neuronali che richiamano meccanismi fisici.

E’ come dare il messaggio al motore di un’auto di accelerare, quando siamo fermi in folle. Oppure con la marcia inserita ma il freno a mano tirato. La funzione provocherà un guasto alla struttura. Il male minore sarebbe sprecare carburante…energia.

Poi surriscalderemo il motore stesso. magari strideranno le gomme consumandosi. il meccanismo del freno a mano si danneggerà smettendo di svolgere la funzione. Fino alla compromissione di parti meccaniche più importanti e complesse.

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Ricordati che il miglior medico é la natura:guarisce i due terzi delle malattie e non parla male dei colleghi.(Galeno)