Stamattina sono andata alla scuola di uno degli adolescenti di casa. Ho preso l’autobus e mi sono lasciata ninnare e dai sussultii del mezzo e dalla musica che avevo in cuffia. Il corpo leggero, la mente rilassata. Ho raggiunto la scuola a piedi, la mattina permetteva persino di apprezzare il centro di Firenze, che ormai detesto a fronte di lunghi anni di residenza passati a lottare tra turisti cialtroni e incivili e gestori di alberghi che parcheggiano i loro “carri bestiame” turistici di fronte al portone di casa.
Oggi che ne sono uscita evito di tornarvi se non per occasioni come queste!
Armata di serena fiducia, sono entrata nell’androne del liceo. Quello che mi si è parato davanti è stato un clima di confusione, già all’entrata, con alunni che scambiavo con docenti, e docenti che scambiavo per alunni. Dove si esce e si entra, con apparente leggerezza.
Docenti che chiedono, utenti che chiedono, alunni che chiedono. Il telefono che suona, chiamate in attesa. Risposte tardive, affrettate, in sospensione, talvolta efficaci. Il tutto ricordava un consistente sciame di persone che si sposta rumorosamente rincorrendo qualcosa.
Metafora poco azzeccata in realtà quella dello “sciame”, lo sciame in quanto gruppo di api, ha le sue regole che uniscono, rassicurano e creano una identità fortissima. Questo gruppo di persone era invece caotico in tutto.
Ho, comunque atteso che qualcuno mi relazionasse e quando sono stata ascoltata , mentre il via vai intorrempova il fluire della comunicazione, mi sono anche io sentita un pò ….confusa. Ho atteso, perchè avevo capito di dover attendere, poi qualcun altro mi ha indicato dove dovevo andare.
Peccato. La serenità di poco prima si era miseramente schiantata contro il clima disfunzionale della scuola di uno dei miei figli!
Ho aspettato, e mentre aspettavo mi sono trovata così a pensare e giungere alle stesse conclusioni che traevo da diplomanda:
“Il metodo di fare scuola è distopico.”
Costretti tra le righe di un programma, dalle voci dell’indice di un libro di testo, le generazioni dei nuovi uomini e donne, per la maggior parte, sono sottoposti a regole che alcuni applicano per noia o per paura e che altri disattendono o per disattenzione o perchè avvertono che queste non appartengono al mondo esterno alla scuola, che pertanto rimane una sorta di isola i cui ritmi, contenuti, non hanno un sufficiente legame con la società.
Studiano imparando a memoria; legati alla valutazione finale espressa dal voto, non c’è elaborazione solo un obiettivo che riassumo con uno “svangarla”
Non è cambiato davvero niente!
Nella mia vita ho avuto occasione di insegnare ad un occasionale popolo di adulti che mi riproponeva le stesse dinamiche dei ragazzi di una scuola elementare, su scorta di questa ridotta esperienza non posso che comprendere la difficoltà che affronta un insegnante a vario titolo.
Resta un fatto non sono le parole che ci vengono inculcate ad aiutare il dispiegamento delle potenzialità di un individuo, tessuto latente di un futuro uomo. Sono ahimè i fatti. Se i contenuti educativi non trasudano dell’ambiente che le origina, non convinciamo nessuno, siamo deludenti come professionisti, come insegnanti, come genitori. La vita sociale: fatta di attività, lavoro, cultura, creatività, resta costantemente “altro” dalla scuola, rendendo questa uno sterile posteggio che non è assimilabile neanche ad un luogo di rito di passaggio.
Se la dispersione scolastica è fortemente connessa a quanto detto fin’ora, va aggiunto anche un’assenza di autenticità, da parte di chi applica regole e valori che non incarna provocando un devastante effetto moltiplicatore.
Si parla di una scuola “diseguale” chiamata ad esplicare la propria funzione approntando strategie ad personam, per accogliere le differenze come modello di arricchimento, per offrire contesti e azioni didattiche più idonee al confronto, alla riflessione, all’atteggiamento critico, al dialogo tra le differenze. Al contrario invece ci ritroviamo ancora di fronte a realtà in cui la scuola risulta “diseguale” perché privilegia chi già sa e quindi finisce per amplificare le differenze, non propone inclusione ma esclusione, si pone nella funzione di selezione, di setaccio.
Ameremmo tutti pensare che dietro ad un soggetto “critico” sta una situazione genitoriale, sociale precisa…magari!
Ho cinque figli, cinque anime, cinque portatori di valori, potenzialità e difetti. Alcuni integrati e altamente socializzati, altri silenziosi, nascosti, arrabbiati.
Nei vari plessi scolastici -nella mia esperienza- ho sempre dovuto raccontare i miei figli ricominciando da zero, nessuno degli insegnanti sapeva da dove venivano, nessuno ha avuto: Tempo? Occasione? Voglia? Di ricostruire, leggere il fascicolo personale e farsi un’ idea dell’individuo che aveva davanti, foss’altro per costruire una strategia comunicativa efficace. Comprendere la modalità di interazione : osservarne i tratti comportamentali, la socialità con i compagni, le difficoltà o le potenzialità narrate dai genitori
I segni della sconfitta dell’istituzione scolastica sono sotto gli occhi di ogni insegnante coscienzioso e onesto. Ci sforziamo di porre rimedio alla dispersione scolastica, ai percorsi irregolari e interrotti, disinteressandoci di quelli annoiati, demotivati, passivi che sono in molti casi l’incubatore e anticamera dei primi. Poco motivati a costruire una professionalità forte e convincente , relazioni educative impostate sul rispetto reciproco, troppo preoccupati di finire programmi e programmazioni; l’allarme bullismo viene affrontato a ondate (un’adolescente su tre ne è stato vittima): chiaccherate tra sociologi, psicoterapeuti, genitori…. tavole rotonde, convegni…lenzuoli verbali di inconcrete teorie destinate a non radicare, concretizzarsi, ma semplicemente a coprire, occultare il cadavere nella stanza . A questo aggiungo il fatto che gli studenti scrivono male, leggono poco e faticano ad esprimersi…
Certo la scuola oggi ha le aule tecnologiche, la lavagna elettronica, computer ( di fatto obsoleti) testimoni della perenne spinta verso l’innovazione e l’attuale rincorsa alle nuove e sempre più aggiornate tecnologie. Specchietti per le allodole, armi spuntate, cambiamenti ciechi senza una reale funzionalità. Sulla carta restano progettualità da esibire per tacitare le critiche su un sistema scolastico obsoleto. Roba politica!
Pensare, invece, di riallacciare i fili e le sinergie tra le diverse istituzioni educative creando una rete di contatti esperienziali nel mondo creativo: pittori,scultori, saggisti, romanzieri, poeti, registi, coreografi, artigiani, attori cantanti d’opera, rapper, musicisti, cantautori. Se alcune scuole anche in modo spuntato cerca di offrire un’esperienza ai propri studenti di un’amplia scelta di discipline sportive, per permettere in modo esperienziale di saggiarne la risonanza con le potenzialità del giovane alunno. Lo stesso ha da essergli offerto nell’ambito degli strumenti creativi e artistici. Questo è il crogiuolo da cui può nascere un nuovo Michelangelo, il nuovo Picasso o la più alta carica politica, o il capitano d’industria.
Il solo pensare di confrontarsi nei collegi ponendo gli studenti come obiettivo, invece del completamento dei programmi ministeriali. sembra blasfemo!
Esibire idee e strategie e da mettere in campo collettivamente per quegli studenti che presentano criticità che richiedono anche solo un cambiamento di approccio cognitivo…sembra folle!
Prendersi responsabilità di questo e dare aggiornamenti e suggerimenti ai genitori degli stessi ….appare una presa di responsabilità insostenibile!
La scuola in generale, nasce come luogo di formazione della persona e di apprendimenti significativi ed è fatta da persone e solo queste persone sono in grado di raggiungere questo importantissimo obiettivo! Tutto il resto è da ricondursi ad una modalità lavorativa che definisco sterile, governata da automatismi ciechi e ottusi, deresponsabilizzati e deresponsabilizzanti.
Chi pensa che tutto questo all’università finisca, è un illuso.
Ancora oggi- come ai miei tempi- i docenti mancano di regole sposate al rispetto, alla dignità dei loro studenti. Responsabili di spengere, o annacquare la passione che in alcuni di loro alberga. Responsabili dell’appiattimento del sapere che torna a farsi “esame della materia x” anch’esso da “svangare”!
Adulti che esercitano il loro potere attraverso il superamento della loro prova. Adulti incapaci di trasmettere il loro sapere che si accontentano di recitare con poca convinzione la loro parte da comparsa! Che non si presentano a esami, a lezioni, appuntamenti. Omettendo date e accordi presi!
Qualcuno non è così, ne sono certa, nel mucchio ci sono persone in gamba, persone che credono nel loro lavoro. Persone con un credo, un’etica, che si distinguono nei comportamenti e nelle relazioni con i loro discenti. Trascinati e intossicati da coloro che ho fino a qui descritto.
Ma agli appassionati e autorevoli docenti, ai genitori preoccupati e che hanno a cuore la felicità, la realizzazione e quindi l’evoluzione dei propri figli chiedo “Davvero vi sentite tranquilli…davvero pensate di non potervi opporre ai comportamenti a cui assistite o che vi vengono raccontati dagli stessi studenti/figli sotto forma di sfogo?
La brutta notizia è che comunque nella vostra passività, nel vostro non tutelare i giovani del futuro…
Siete e siamo comunque tutti coinvolti!”