Ne ho ricomprata un’altra, perché sì…Sua sorella era morta. “Lo so!“ Mi dico “era solo una pianta”, ma l’avevo comprata piccola al supermercato. Due foglioline stentate con altrettanti fiorellini piccolissimi, delicati. Dalla forma di minuscola orchidea. Di un bianco rosa pallido perfetti come molte delle cose che appartengono al nostro pianeta. La misi in ufficio poco fiduciosa. Invece  evidentemente trovo’ il suo habitat. Continuo’ a fiorire. Così, senza chiedere il permesso a nessuno, crebbe  e crebbe a tal punto che ho dovuto cambiarla di vaso. Nonostante l’aria condizionata, alternata ai giorni di abbandono dei weekend, imperterrita regalava fiori. La rinfrescavo spruzzandole l’acqua sulle foglie, come da manuale, poi ha cominciato a seccare: avevo già notato le gocce rosse che gemevano dopo la vaporizzazione, inquietanti a dire il vero. Quando la portai a casa mi regalò qualche nuova foglia, poi mori’.

Così l’ho ricomprata: grande, sana e quindi felice. Ho chiesto alla vivaista le ragioni della precedente dipartito e lei mi ha risposto che per una pianta in vaso basta davvero poco. Una corrente d’aria, un ristagno d’acqua, qualche muffa nel terriccio. Le ho anche chiesto ragione del liquido rosso che perdeva dalle foglie,  lei quasi interrompendomi ha risposto “sì è il sangue della Maranta – così è chiamato – lo fa quando é in sofferenza!“ 

Ho collocato la nuova venuta in un luogo protetto : non troppo freddo (era febbraio quando l’ho presa) non troppo caldo. Sta bene. Ma non fa fiori. Moltiplica le sue foglie. È cresciuta. Ma non fa fiori. 

Vado a dormire tardi la notte, così quel fruscio a volte tenue a volte come un battito d’ali che sentivo nella mia stanza mi incuriosiva e mi preoccupava. Così ho cercato… Ho scoperto che il rumore proveniva proprio da lei dalla Maranta, ho letto che quando sono ben ambientati riprendono l’abitudine delle loro terre tropicali, la notte dispongono le foglie più conchiuse quasi in verticale verso il centro a difendere la loro umidità. Infatti le chiamano piante della preghiera: a causa delle foglie congiunte che evocano le mani di chi è in preghiera.In effetti mi chiedevo sempre come In alcuni momenti la pianta sembrasse più grande e a volte più piccola. “E’ viva … “ mi sono detta.  La notte ascoltare i suoi movimenti, mi commuove. Condividiamo entrambe gli atti quotidiani della cura e della tutela, del nutrimento e dell’espansione …della serena vita!