Un tempo avevamo famiglie numerose, con pregi e difetti, come tutto del resto. Nuclei familiari in cui generazioni diverse si trovavano a coesistere sotto lo stesso tetto: tavolta dando luogo a confronti/scontri e talvolta alleati potenti e determinati, nell’ obiettivo condiviso di sfamare e tutelare i piccoli, le nuove generazioni, il futuro!.

C’erano i nonni., che abituavano i giovani al passo e al ritmo delle cose. Parlavano poco, ma il loro tecere valeva molto più di un comizio: usavano mani e sensi per processare la natura. Indicavano un punto all’orizzonte, oppure scrutavano il cielo a caccia nubi, selvaggina…di segni.

Con l’esempio e la ritualità delle azioni, rendevano evidente quanto la stima del valore di ognuno di noi, passasse per l’accurata osservazione e la puntuale conoscenza della natura, delle stagioni.

Oggi le famiglie sono piccole e spesso la figura dell’anziano, del membro “maturo” appare più come un problema, una sorta di peso sociale da integrare. Per non parlare del nonno nella casa di riposo, peso economico sul risicato bilancio familiare. A questo aggiungiamo uomini e donne mature, performanti, ancora in cerca di rispondere alla eterna domanda “Cosa farò di me da grande!”

In attesa del ripristino delle buone pratiche… In attesa di un tempo-magari rivisitato ed arricchto con le risorse conquistate oggi- in cui gli uomini vedono negli altri loro simili la risposta alle loro istanze evolutive…ci siamo noi!

Siamo i nuovi nonni, i nuovi anziani….i counselors