TREDICI
In verità’ sarebbe superficiale da parte mia pensare che l’unica causa dell’ assenza al mondo delle “gemme e polloni” della nostra società evoluta, sia attribuibile ad una mal interpretata tecnologia. Insomma sembra facile pensare che la via della salvezza per i nostri figli sia quello di vivere in un eremo solitario. Vivere dei frutti del proprio orto, senza l’inquinamento elettromagnetico ed emozionale di tv, telefono, pc, smartphone! Sarebbe come confezionare una gabbia, piuttosto simile negli effetti a quella tecnologica. Un nuovo isolamento, e neanche tanto più sano: certo, niente più pesticidi, glifosato nelle verdure cibo, antibiotici, cortisonici nella carne, ma a quale prezzo. una scelta di vita tale per chi l’ ha maturata, dopo averne elaborato la necessità, ma per un figlio uno status imposto, che nel tempo potrebbe avere comunque risvolti tossici, in termini di senso di appartenenza, integrazione e interazione con il mondo del suo tempo.
In assenza di bisogni primari la cui soddisfazione ci impegna per garantire la nostra sopravvivenza, l’essere umano civilizzato e accessoriato da un serie di conforts, soffre dello stesso male di vivere. Mano a mano che i nostri bisogni si affinano, si allontanano dallo stato di emergenza, di necessità: tutto il nostro essere sembra quasi sgonfiarsi, in termini di motivazione, resistenza, energia. Meno appassionato, attento. In termini di reattività e determinazione passiamo da uno stato di DEFCON 1 ad un conclamato DEFCON 5. Eppure essere riconosciuti, amati, sentirsi accettati e fare parte di un gruppo di propri simili unito da uno scopo comune è comunque un bisogno di spessore. E’ lo scopo comune che latita, che non è individuabile, non è chiaro.
E’ l’obiettivo che giustifica la coesione e collaborazione del nucleo familiare moderno. L’amore, l’affetto espresso in postura e parole, zeppo di afflati altisonanti è meraviglioso se completato ed integrato da gesti e atti concreti. L’amore dichiarato, come manifesto ideologico, non sostituisce il gesto e la sua veste attiva, bensì la completa. L’amore impalpabile chimera non può essere fondamento della rivoluzione ed evoluzione di un essere senziente.
Quanto sappiamo di questi adulti che corrono da casa a lavoro, da lavoro a casa, da palestra a centro estetico. Questi stessi genitori che coniugano i loro impegni con le attività extra scolastiche dei figli: sport, catechismo, musica,canto o quant’altro. corsi, corsi e ancora corsi. Possiamo stimare la nostra presenza al mondo in virtù del numero di corsi e percorsi a cui siamo iscritti e di cui è costellata la nostra quotidianità. Sappiamo di essere vivi non per il battito tranquillo e rassicurante del nostro pericardio, ma per la cadenza sincopata dei nostri impegni, per i quali abbiamo sostenuto un costo. che spessocostituisce l’unica motivazione che supporta la nostra puntuale partecipazione. Spesso lo scopo, l’obiettivo è non arrestare il movimento della catena di montaggio. La frase “! Faccio cose ….vedo gente!” riassume questo pensiero. La pubblicità dell’antidolorifico che salva dalla cefalea ostacolo principe al compimento del rito quotidiano: riunione di ufficio, partecipoazione al corso di zumba, aperitivo, cena con gli amici e l’immancabile discoteca. Questo è il miglior succedaneo al rito che siamo riusciti ad inventarci.l’impalcatura del nostro esistere su questa terra. Se abbiamo fiato e corpo, e tutta la medicina sintomatica ci assiste, questa è la TRUFFA ORDITA a cui tutti soggiaciamo per raccontarci che siamo vivi.
Questa è la struttura a cui ci appoggiamo da almeno un mezzo secolo, la stessa a cui si appoggiano i nuovi uomini e le nuove donne.
Nasciamo e assorbiamo l’ambiente affettivo lo processiamo con la chimica epigenetica di cui siamo impastati.
Da qui domande quali: “Siamo anime reincarnate che percorrono la propria spirale evolutiva secondo disegni che stanno a mezzo al progetto già scritto?!”
“E il libero arbitrio.? ”
Insomma come non cedere al fascino dell’alleanza chimica, del connubio tra la chimica e la immanenza…Il nostro essere sospesi tra materia ed energia con le ovvie difficoltà di costruire le nostre priorità tra l’uno e l’altro stato.
Siamo un’umanità letargica, che non si pone più domande, desensibilizzati alla nascita, ciechi e sordi ai nostri bisogni che ci ricordano essere parte di un tutt’uno e che non ci si evolve individualmente ma insieme … non solo ai nostri simili, ma alle moltitudini dell’Universo tutto!