(UNDICI)
Piccola disgressione :
Processiamo la realtà attraverso il filtro dello schermo del pc, del laptop, dello smartphone, della smart tv. Impariamo e assumiamo dosi di conoscenza in maniera assolutamente passiva, con l’ausilio degli strumenti di cui sopra. I pochi libri che leggiamo sono sempre poiettati dal nostro fedele e-reader, formato e-book. Credo non siamo più abili a girere le pagine di un libro cartaceo. Non facciamo moto, se non nelle scatole edulcorate delle palestre. Per il resto passiamo da una “loculo” all’altro: l’appartamento, l’ascensore (le scale le facciamo solo sullo STEP in palestra), l’auto (anche camminare e correre lo facciamo sul TAPIS ROULANT in palestra)fino all’ l’ufficio. Non abbiamo opportunità di interagire se non attraverso i social, le chat, se ci va bene ci vediamo su skype. Potremmo perdere l’uso della parola, con grande serenità, a patto che le nostra dita siano ancora in grado di comporre stringhe emotive sulla tastiera!
Questo ci ha resi tutti più tristi, più soli e più poveri e non solo in termini economici!
La cellula primaria del costrutto sociale che è rappresentata dalla “famiglia” è stata sostituita da un gruppo esiguo di persone spesso tre se la coppia eroica si cimenta nell’avventura di un figlio. Oppure da gruppi più numerosi, in cui i vecchi genitori vivono con i loro figli: uomini e donne fatti, desensibilizzati alle pulsioni di autonomia. Qualcuno adduce come giustificazione la crisi economica, ma ahimè l’assenza dell’istinto primordiale di prendersi cura di sè, prendersi la responsabilità delle proprie scelte e azioni conseguenti, va ben oltre la certezza di un lavoro, o una disponibilità economica.
Uscire al mondo significa avere chiaro il proprio perimetro, la propria area, il proprio volume ….a qualcosa sarà servita la geometria!
Effettuato questo viaggio intorno a noi stessi, che va dall’infanzia all’adolescenza, se ci siamo esplorati a dovere, saremo in grado di elencare i nostri desideri, i nostri bisogni per soddisfarli e mano a mano che raggiungeremo i primi anche semplici traguardi, matureremo la “percezione del nostro valore”. la conquista di questo ci renderà più fiduciosi nelle proprie risorse e più fiduciosi nei confronti delle persone che abbiamo intorno, più attivi, proattivi. Più abili alla vita!
“LA FIDUCIA E’ LA SOLA CURA CONOSCIUTA PER LA PAURA” Diceva il dr Lena Sadler-Kellogg agli albori del 1900.
Chi non ha fiducia nè in se stesso, non riesce a vedersi e non pensa, ma sa di non valere. Privato di interesse, desideri e bisogni non sentirà neanche l’esigenza di chiedere. L’atto di chiedere presuppone una percezione di sè della propria entità fisica, spirituale, emotiva, chiedere significa anche sapere cosa chiedere in quanto abbiamo preso coscienza dei propri bisogni. Chi si ritiena privo anche di ombra non saprebbe cosa chiedere ecco perchè non si pone la necessità!
I giovani del 2000, i nostri figli non si scontrano con le istituzioni scolastiche, ma le subiscono, in silenzio, oppure si impigliano nelle larghe maglie di un sistema che non sostiene la funzione. Raccolti nelle reti come pesci di scarso valore nutritivo si lasciano stendere boccheggianti sul legno del peschereccio.
Certo, qualcuno dirà: la scuola italiana, quella della riforma. ..Oggi come allora divenuta sinonimo di inadeguatezza!
Insomma, i nostri figli ricevono nella scuola, un pacchetto scarno di istruzione per l’uso, corredato, a sostegno del mancato raggiungimento dello standard scolastico, da varie diagnosi che vanno dalla dislessia, discalculia, deficit di attenzione, depressione. Improvvisamente abbiamo insegnanti che invece di preoccuparsi dell’alto numero di abbandoni scolastici, eccellono in diagnosi che rilasciano affabili, con l’empatia di una “supposta”.
Forti di queste iniezioni di stima di sè, si aggirano al mondo, come nei plessi scolastici, dimentichi di tutto e tutti, ma soprattutto dimentichi di sè stessi.
La mia regola è che ciò che non si può cambiare, al momento o in via definitiva, è possibile volgerlo a vantaggio e utilizzarlo.
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