La questione del blog
(TRE)
Siamo animali sociali ed uno dei desideri basilari, dopo quelli di mera sopravvivenza fisiologica, che cerchiamo di soddisfare è il senso di appartenenza e connessione con il gruppo.
I rituali aiutano a definirci come gruppo, ne riflettono i valori e ne dimostrano l’attaccamento comune, costituiscono un un vero e proprio collante sociale. Per un gregario quale è l’uomo, sentirsi parte di una “famiglia” che sia effettiva, lavorativa, sportiva, scolastica o religiosa è indispensabile: ecco perché siamo nati con la propensione a seguirli.
Da questo deriva l’ulteriore effetto, il rito risolve la paura di restare soli. Lo spettro, anche solo agitato, dell’esclusione dal gruppo.
La fede non c’entra. Anche se in età adulta i rituali sono spesso associati alla sfera religiosa, la religione non basta a spiegare la tendenza a seguirli: i rituali sono piuttosto strumenti culturali per aiutare i membri di un gruppo a sopravvivere.
I rituali, le abitudini collettive uniscono: sono segnali pubblici di riconoscimento e sostegno al gruppo, che facilitano la cooperazione e creano un senso di finalità condivisa. Ecco perchè in alcune università, gli studenti sono pronti ad affrontare umiliazioni e abusi pur di appartenere a una confraternita. Le squadre sportive inscenano speciali routine per caricarsi prima di una partita. In ambito militare quasi ogni aspetto della vita diviene un rituale collettivo.
Ma il rito soddisfa il bisogno di essere visti/ riconosciuti, radicato nella ricerca del proprio valore e stima di sè.
Ma la società contemporanea mette a dura prova la conquista di sè, del valore che ci riconosciamo, in quanto ha falcidiato gli elementi facilitanti alla crescita, all’evoluzione dell’individuo “il rito di passaggio” , “la trasmissione orale”e “la scrittura” quest’ultime intese come strumento di narrazione di fatti, di usi, di tradizioni da replicare e rielaborare, da tramandare quale patrimonio culturale del gruppo di apprtenenza.
Niente di irrecuperabile, usiamo quello che c’è: utilizziamo anche quegli strumenti che di primo acchito potrebbero apparire inadeguati allo scopo.
Così torniamo al nostro blog, adatto ad ogni età ed esigenza.
Perchè un blog e non una pagina fb, o Instagram, o Twitter, un gruppo di una chat?
Un blog è strutturato, di minor agilità in termini di realizzazione, ponderato, già in nella fase iniziale pone,come già detto, delle difficoltà, delle prove di perseveranza.
Il blog diviene palestra in cui allenare la nostra propositività. Ha anche il pregio di costringerci ad utilizzare la scrittura, quella vera, autentica, senza emoticons ed abbreviazioni, con l’obiettivo di rendere intellegibili i nostri pensieri, chiarificare i nostri principi, il nostro valore, i nostri obiettivi. Costringe la ricerca dell’etimo, del sinonimo, del verbo coniugato correttamente.
Riappropriandoci della grammatica sopita, iniziamo a calcare nuovamente strade abbandonate e piene di erbacce, la fatica è solo iniziale.
Scriviamo con l’aspettativa di far emergere ciò che ancora sta nell’ombra, sepolto sotto i laterizi inutilizzati per le esperienze poco “fortunate”. Scriviamo per far fronte a tutte le richieste pressanti di essere un qualcosa di diverso da chi sospettiamo essere realmente. Tacitando tutti quegli “In assenza di una tua scelta , scegliamo noi per te!” oppure “Qualunque direzione intraprendi: è pericoloso, o sbagliato, inappropriato…non fa per te!”
Scriviamo il nostro primo articolo rovesciandovi tutto quel che viene in mente, oppure lasciandolo la pagina vuota, in bianco. Ci diamo un tempo e un appuntamento, non sarà il frutto, il risultato il fatto gratificante, quanto l’aver tenuto fede al patto e all’appuntamento con il nostro articolo, il nostro primo articolo.
Uno, due, tre, più tentativi: il cursore che bippa sul nulla, sul deserto. Ma dentro intanto le prime voci diventano folla iniziando a farsi clamore!
Una parola, che il giorno dopo può divenire una frase, a volte un treno carico di parole sconnesse.
UN CONSIGLIO non rileggersi fino alla fine del cimento, pena arrestare il fiume, la vena d’acqua fresca che corre a valle per ricongiungersi al mare…
segue